Tondo Doni

Nome artistaMichelangelo Buonarroti
Anno

1504 - 1506

Dimensioni

120x120 cm

Categoria

Religioso

Periodo storico

Rinascimento Anno : 2019

Dettaglio opera
Il dipinto raffigura una sacra famiglia composta dalla Vergine, seduta su un prato, l’anziano San Giuseppe alle sue spalle, appoggiato su un gradino-balaustra, e il Bambino che, sorretto da Giuseppe, sta per raggiungere la madre.
Maria, infatti, con una torsione del busto e delle braccia, che poi sarà tipica del manierismo fiorentino – la cosiddetta “serpentina” – è protesa verso il figlioletto per accoglierlo tra le possenti braccia.
Dietro la balaustra, alle spalle di Giuseppe, si affaccia San Giovannino, riconoscibile per la croce che appoggia sulla spalla e per la veste. Sullo sfondo, invece, giovani nudi dal fisico atletico siedono e si appoggiano su un muretto, oltre il quale si perde un paesaggio. Questo riferimento non è nuovo: nella Sacra Famiglia degli Uffizi Luca Signorelli aveva già inserito giovani nudi all’antica.

Il significato del dipinto è ancora oggi dibattuto anche se la presenza di San Giovannino nella scena e di Cristo, degli angeli e dei profeti nella cornice hanno fatto pensare che questa Sacra Famiglia possa alludere al tema del battesimo.

Le figure sono potenti e muscolose e preannunciano i nudi che Michelangelo dipingerà nella volta della Cappella Sistina (1508-1512), mentre i colori sono vivaci e brillanti, soprattutto quelli delle vesti di Maria e Giuseppe che cangiano e, attraverso il chiaroscuro, danno vigore e plasticità ai personaggi.

Vasari ci informa che il dipinto fu commissionato a Michelangelo dal mercante fiorentino Agnolo Doni, celebre per i ritratti che Raffaello fece a lui e alla moglie Maddalena Strozzi (Galleria degli Uffizi, 1505-1506) durante il soggiorno a Firenze.
Lo storico ci dice anche che alla metà del Cinquecento il tondo si trovava ancora nella casa dei Doni, in via San Niccolò, dove alla fine del secolo lo vide anche Francesco Bocchi (1591). Nel Seicento giunse agli Uffizi e nel 1677 Giovanni Cinelli lo descrisse nella Tribuna.

Michelangelo dipinse l’opera tra il 1506 e il 1508, certamente dopo il gennaio del 1506, quando a Roma fu scoperto l’antico gruppo in marmo del Laocoonte. Michelangelo, che assistette al recupero dell’opera, trasse infatti ispirazione da quel marmo per dipingere i nudi alle spalle di Giuseppe. Anche le altre figure fanno riferimento ad opere dell’antichità che il Buonarroti studiò a Roma.

Se il significato della tavola allude davvero al battesimo la commissione potrebbe risalire al 1507 circa, anno di nascita di Maria, figlia di Agnolo e Maddalena Doni.

Il tondo, unico dipinto di Michelangelo rimasto a Firenze, è conservato nella cornice originale in legno intagliato, probabilmente disegnata dallo stesso Michelangelo, e intagliata, forse, da Marco e Francesco Del Tasso.
La decorazione è costituita da motivi a intreccio con cinque testine a tutto tondo raffiguranti Cristo nella parte alta, due profeti ai lati e due angeli nella parte bassa. Si trova anche lo stemma della famiglia Strozzi con tre crescenti di luna.

Esistono diverse copie del dipinto, come quella di Francesco Bachiacca conservata a Firenze, o la versione in formato rettangolare di un fiammingo (Cambridge [USA], Fogg Art Museum). Molte furono anche le traduzioni in incisione, come quelle novecentesche oggi al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi (n. 10024).
Dettaglio artista
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Nacque nel 1475 vicino ad Arezzo ma nel 1487-1488 era già a Firenze, apprendista nella bottega di Domenico del Ghirlandaio.

Intorno al 1489 entrò in contatto con i Medici e, sotto la guida di Bertoldo di Giovanni, con la collezione di antichità che Lorenzo il Magnifico conservava nel giardino di San Marco. Questo era il luogo di ritrovo per gli amici del Magnifico: artisti, letterati e i filosofi neoplatonici Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Agnolo Poliziano.

Risalgono a questo periodo, tra gli anni Ottanta e Novanta del Quattrocento, La lotta dei Centauri e La Madonna della Scala (Firenze, Casa Buonarroti).

Dopo la morte di Lorenzo il Magnifico (1492) e l’imminente caduta dei Medici, Michelangelo lasciò Firenze e si diresse prima a Venezia e poi a Bologna. Qui scolpì un angelo reggicandelabro, san Procolo e san Petronio per l’Arca di San Domenico, opere dalle forme plastiche e vigorose, influenzate da Jacopo della Quercia, che aveva studiato a San Petronio.

Tra il 1496 e il 1501 fu a Roma, dove scolpì il Bacco (Firenze, Museo Nazionale del Bargello) per il cardinale Riario, poi acquistato da Jacopo Galli, e la Pietà di San Pietro (1498) ammirata per la grazia, la bellezza della Vergine e la naturalezza del Cristo morto.

Michelangelo tornò a Firenze nel 1501. Qui scolpì il David (1501-1504), emblema della libertà repubblicana raggiunta dalla città, e lavorò all’affresco con la Battaglia di Cascina per il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Con lui c’era Leonardo da Vinci, che si dedicò all’affresco con la Battaglia di Cascina. Le due opere non furono mai compiute.

In città scolpì anche il San Matteo per l’Opera di Santa Maria del Fiore e dipinse la Sacra famiglia per Agnolo Doni (Tondo Doni, Firenze, Galleria degli Uffizi) unica sua opera su tavola compiuta.

Nel 1505 papa Giulio II della Rovere lo chiamò a Roma per lavorare alla sua tomba in San Pietro. Il progetto si dilungò per oltre quarant’anni e fu molto ridimensionato rispetto all’idea iniziale. A causa di contrasti e divergenze col pontefice Michelangelo scappò a Firenze per poi tornare a Roma, richiamato dallo stesso Giulio II. Il papa gli impose di sospendere i lavori alla tomba e di dedicarsi alla decorazione del soffitto della Cappella Sistina con Storie della Genesi, Sibille e Profeti (1508-1512).

Papa Leone X Medici, succeduto a Giulio II, gli commissionò la cappella di Castel Sant’Angelo ma lo impiegò soprattutto a Firenze. Qui Michelangelo lavorò al progetto per la facciata della basilica di San Lorenzo e poi, nel 1520, alle tombe dei Medici, Giuliano di Nemours e Lorenzo duca d’Urbino, nella Sagrestia Nuova.

Nel 1525 circa il nuovo papa, Clemente VII, lo impiegò nella costruzione della Biblioteca Laurenziana, sempre a Firenze, dove l’artista, al servizio della Repubblica e contro i Medici, studiò progetti per fortificare la città.

Ottenuto il perdono di Clemente VII Medici, il repubblicano Michelangelo continuò a dedicarsi ai progetti fiorentini ma nel 1534 lasciò Firenze per sempre e si trasferì di nuovo a Roma. Qui conobbe il giovane Tommaso Cavalieri: di lui si innamorò e a lui dedicò molte delle sue celebri Rime e disegni. In questo periodo conobbe anche Vittoria Colonna, amica intima che lo avvicinò alla dottrina della giustificazione per fede di Jòuan Valdés. Nel frattempo lavorò all’affresco per la parete di fondo della Cappella Sistina con il Giudizio Universale, che terminò nel 1541.

Sotto il pontificato di Paolo III Farnese Michelangelo decorò la Cappella Paolina in Vaticano con la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo (1546-1550) e, dopo la morte di Antonio da Sangallo il Giovane (1546), gli successe come architetto dei Farnese, completando il loro palazzo.

Nella maturità lavorò soprattutto come architetto: sistemò la piazza del Campidoglio, progettò la cupola di San Pietro e riprogettò la basilica, recuperando il progetto di Donato Bramante a pianta centrale. Negli anni Sessanta disegnò Porta Pia.

Michelangelo continuò a scolpire, in particolare le celebri Pietà Rondanini (Milano, Castello Sforzesco, 1555-1559), di Palestrina (Firenze, Galleria dell’Accademia) e del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze.

Sensibile letterato, il Buonarroti fu un apprezzato scrittore di lettere, pubblicate nel 1875, e dal 1534 compose le celebri Rime.

Morì a Roma nel 1564. Il suo corpo fu trafugato dai fiorentini che lo portarono a Firenze dove venne sepolto nella basilica di Santa Croce.
Dettagli collezione
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La storia degli Uffizi prende le mosse dall’insediamento di Cosimo I Medici come duca di Toscana nel 1560; egli voleva riunire le tredici magistrature fiorentine, gli uffici, in un unico edificio, così da poter esercitare su loro un potere di controllo.

Il progetto del lavoro viene affidato a Giorgio Vasari e il cantiere inizia l’anno successivo. Il progetto prevede un edificio a forma di U, costituito da un braccio lungo a levante, da un tratto breve affacciato sul fiume Arno e da un braccio corto a ponente, e l’edificio rielabora il motivo architettonico della loggia classica. Alla Galleria si accede dall’adiacente Palazzo Vecchio, sede dei duchi, tramite un breve passaggio su tre piani.

Si deve a Francesco I, Granduca di Toscana dal 1574 al 1587, il primo allestimento museografico della Galleria. Grazie all’opera dell’architetto Buontalenti e all’iniziativa di Ferdinando II, la Galleria diviene il luogo di rappresentanza, decorato a grottesche da Antonio Tempesta, dove si conservano le opere e la serie di ritratti degli Uomini Illustri che vengono posti accanto ai ritratti dei Medici, secondo una politica di esaltazione della dinastia.

Nel complesso, lo spazio si estende per 8000 mq, in quarantacinque sale poste tutte al terzo piano e racchiude in sé capolavori della pittura italiana ed europea, come la Maestà di Ognissanti di Giotto, la Trinità di Simone Martini, le pale di Duccio, di Gentile da Fabriano e di Mantegna, l’Annunciazione e l’Adorazione dei Magi di Leonardo, opere di Botticelli quali la Venere e la Primavera, la Madonna della seggiola e la Madonna del cardellino di Raffaello, la Venere di Urbino di Tiziano, il Bacco di Caravaggio e il Trionfo di Enrico IV di Rubens.

Ferdinando II dà anche impulso alla realizzazione di nuovi ambienti della Galleria: lo Stanzino delle Matematiche, una Terrazza e l’Armeria. Tra il 1696 e il 1699 il Granduca Cosimo III ordina la decorazione del corridoio che si affaccia sull’Arno con affreschi di soggetto religioso e il trasferimento a Firenze alcuni dei più celebri esemplari della statuaria antica conservati in Villa Medici a Roma; in questa occasione, viene realizzala la Sala della Niobe, dall’omonimo complesso di sculture antiche. Continuano le acquisizioni con autoritratti di pittori antichi e contemporanei, posti nel Corridoio vasariano, e la collezione si incrementa grazie alla raccolta grafica del cardinale Leopoldo de Medici, oggi parte del Gabinetto dei disegni e delle stampe.

Con l’estinzione della casata medicea per mancanza di eredi (1737), Anna Maria Luisa de’ Medici lega alla città di Firenze i tesori della Galleria, in modo che le collezioni non vengano disperse e il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena apre nel 1769 le sale al pubblico. In questo contesto, gli anni Settanta del Settecento vedono gli Uffizi come un laboratorio privilegiato per gli studi di storia dell’arte e per ipotesi di nuovi allestimenti, grazie all’opera di Luigi Lanzi e Giuseppe Pelli Bencivenni.

Con il Regno d’Italia e il trasferimento delle statue rinascimentali nel nuovo Museo nazionale del Bargello, la Galleria assunse progressivamente la funzione predominante di Pinacoteca. Riceve sempre più visitatori e gli uffici delle magistrature perdono progressivamente il loro luogo politico per diventare archivi pubblici.

Nel 1900 venne acquistata la quadreria dell'arcispedale di Santa Maria Nuova, tra cui il Trittico Portinari di Hugo van der Goes, proveniente dalla chiesa di Sant'Egidio, e da inizio Novecento si potenziano, con acquisti e trasferimenti da varie chiese e istituti religiosi, le aree del Trecento e del primo Quattrocento, allora ancora estranee al nucleo storico del museo.

Risale al 1956 il riallestimento delle prime sale della Galleria, ad opera degli architetti Giovanni Michelucci, Carlo Scarpa e Ignazio Gardella, ora caratterizzate da tinte di colore chiaro che fanno risaltare il soffitto a capriate lignee; nel 1969 venne acquistata la Collezione Contini Bonacossi che porta nella Galleria opere come il San Girolamo di Giovanni Bellini, il San Girolamo di Cima da Conegliano, il San Francesco di Francesco Francia, la Maria Maddalena di Savoldo, le tele del Tintoretto e di Velázquez l’Acquaiolo di Siviglia e il Ritratto equestre di Filippo IV di Spagna .

Dal 2006 gli Uffizi sono interessati da lavori di restauro architettonico, di adeguamento impiantistico e nuovi allestimenti delle sale. Il museo è sempre rimasto aperto e con la riforma del sistema museale italiano nel 2014 sono stati uniti agli Uffizi i musei di Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli.
Titolo

Tondo Doni

Nome artista

Michelangelo Buonarroti

Luogo

Gallerie degli Uffizi

Anno

1504 - 1506

Dimensioni

120x120 cm

Categoria

Religioso

Periodo storico

Rinascimento Anno : 2019

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